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Un calice di vino bianco, sullo sfondo il  mare di Massalubrense nei pressi di Sorrento, Italia | Foto: tanialerro.art, via Shutterstock

Cin Cin! Alziamo i calici nelle cantine della Costiera


  1. Categorie: Lifestyle
  2. Parole chiave: vino, birra, sorrento, massimo migliorino, ristorante vesuvio, hotel mediterraneo sorrento, alessandro palmieri, feudi di san gregorio, sommelier
  3. Autore: Fabio Pariante - © 2018 ARTE.it


Le terre di Massa Lubrense, Vico Equense e Sorrento, oltre a offrire un gusto ricercato nei prodotti gastronomici, producono anche vini e liquori di ottima qualità famosi non solo in Costiera Sorrentina e Amalfitana, ma anche all’estero. Il sommelier del Ristorante Vesuvio Massimo Migliorino, di Sant’Agnello, piccolo comune vicino a Sorrento, ci racconta dove nasce il vino della sua terra. Sommelier dal 1997, dopo aver conseguito gli studi alla scuola alberghiera, la qualificazione professionale all’Associazione Italiana Sommelier e vincitore del premio Miglior Sommelier 2000 della Campania, da circa un anno ha sposato il progetto del ristorante Vesuvio.

Come è nata la sua passione per i vini?

“Per chi nasce da queste parti, in Penisola, è facile avviarsi ad una carriera in ambito alberghiero. Nel 1997 ho intrapreso l’attività di sommelier: un passo, direi, semplice dettato dalla passione per questa materia. Prima avevo fatto esperienza come barman e cameriere. Dopo aver studiato e partecipato a diversi concorsi, da circa un anno sono nel team dell’Hotel Mediterraneo.”

Quali sono le cantine più antiche della Costiera Sorrentina?

“A Sorrento ci sono poche cantine vinicole, qui si trovano perlopiù agrumeti. Ma ce ne sono alcune che meritano di essere citate, come la Cantina De Angelis, l’Abbazia di Crapolla di Vico Equense che produce il vino che utilizziamo nel ristorante, mentre ci affidiamo all’azienda Frantoio Ferraro per l’olio di oliva. Per i vini, in realtà, facciamo riferimento alla Costiera Amalfitana dove la zona è più favorevole alla produzione per motivi geografici. A Furore infatti, si trovano le Cantine di Marisa Cuomo, il vino Ragis delle Vigne di Raito a Vietri sul Mare il cui vino rosso di coltura biologica è un prodotto che scelgo sempre volentieri e a Ischia la Casa Vinicola D’Ambra dal 1888. Tra gli altri, per la carta dei vini, usiamo anche i prodotti di Cantina Reale di Tramonti: il bianco, il rosso e il rosè e poi il Lacryma Christi delle Cantine di Villa Doria alle pendici del Vesuvio”.

Qual è il vino più richiesto dai vostri clienti?

“Tra i più importanti il Greco di Tufo e la Falanghina, ma il vero principe è il Fiano prodotto in Irpinia. Riceviamo un ottimo riscontro anche per l’Aglianico di Paestum e le Falanghina di coltura biologica delle Cantine salernitane di San Salvatore e Barone”.


Massimo Migliorino con due ospiti americani

Cosa cerca quando assaggia un vino per la prima volta?

“La finezza dei profumi. Sto attento che ci sia un ritorno sensoriale con il territorio di provenienza perché solo così si capisce se il prodotto è anche longevo. In genere lo sono i vini della Costa e dell’Irpinia, ma a fare la differenza è sempre il produttore. Un elemento preliminare è senza dubbio il rapporto qualità/prezzo, che è quasi sempre sinonimo di longevità, quindi di qualità”.

Ecco, come capire quando il vino non è di qualità?

“In generale i vini del Sud potrebbero avere problemi di freschezza e di acidità. Durante gli anni si fanno le prove: si apre di tanto in tanto una bottiglia per controllare come sta evolvendo il vino”.

In genere quale vino consiglia a seconda delle occasioni?

“Consiglio sempre prodotti locali, infatti il 50% della carta dei vini del Ristorante Vesuvio è proveniente dalla Campania. Propongo spesso i vini dell’Irpinia, fiore all’occhiello della regione, poi quelli delle nostre Costiere e i vini di Paestum. In realtà la scelta del vino da abbinare a ciò che si mangia è un’abitudine tutta italiana. A volte può risultare anche difficile abbinare il vino giusto ai piatti tenendo conto del gusto individuale. Noi lavoriamo soprattutto nei periodi caldi per cui la birra artigianale è spesso la scelta più facile per gli aperitivi. In Campania abbiamo più di venti birrifici artigianali”.

Quindi la birra per chi non è un grande estimatore del vino?

“Dipende. Ma oltre ai vini sì, offriamo anche la birra artigianale del Birrificio Sorrento. Ci sono diversi tipi di birra, ad esempio vi è quella con la scorza di limone di Sorrento lasciata fermentare in infusione. La Birra Minerva, invece, è un’ottima ambrata con scorza di arance. La Stouot con noce sorrentina è da abbinare esclusivamente ai dolci e, quasi come da tradizione, ogni anno a Natale è disponibile Astrum, la birra speziata. Si tratta di prodotti locali riservati all’alta ristorazione. La cooperativa Solagri certifica la scorza dei limoni con marchio IGP per la realizzazione di prodotti di qualità, mentre l’azienda i Giardini di Cataldo utilizza prodotti coltivati senza pesticidi e ritardanti. Riferimenti importanti per la produzione dei prodotti tipici. Proponiamo anche spumanti campani: l’Asprinio di Aversa che è un concorrente del prosecco e il metodo classico Dubl dei Feudi di San Gregorio, un prodotto importante da poter paragonare solo a un Franciacorta”.


Minerva, birra ad alta fermentazione di color ambra, realizzata con scorze di arance dal Birrificio di Sorrento | Foto: © Massimo Migliorino

Quale vino preferisce in assoluto?

“Il Quintodecimo di Luigi Moio di Mirabella Eclano in provincia di Avellino, ma preferisco anche assaggiare nuovi sapori per poter incontrare nuove tradizioni”.

A proposito del Dubl dei Feudi di San Gregorio, che nasce sulle colline irpine di Sorbo Serpico, Alessandro Palmieri, responsabile rete vendita Italia dell’azienda da 11 anni, ci tiene a precisare che l’azienda realizza lo spumante per raccontare proprio il territorio locale.
“Nasco come sommelier e insegno anche ai corsi dell’Associazione Italiana Sommelier, ma è il mio lavoro presso i Feudi che mi porta a raccontare necessariamente l’origine del prodotto partendo dal territorio, quindi la Campania, in particolare l’Irpinia. Le persone vogliono conoscere le radici di quello che vendiamo, non solo il prodotto dal punto di vista tecnico”.
Vini come il Tufo Greco, l’Aglianico e la Falanghina diventano quindi un valido pretesto per raccontare un’azienda che esporta in tutto il mondo e che vanta una stella Michelin per il Ristorante Marennà, e non è un caso se i Feudi di San Gregorio sono presenti in tutti i mercati.
“Abbiamo anche la vendita e-commerce sul sito istituzionale, ma lì proponiamo solo prodotti non disponibili nella rete tradizionale, che prevedono confezioni particolari. Tra i progetti in programma invece, ci sono aperture di ristornati non solo in Italia. In particolare per l’anno prossimo sarà disponibile un nuovo vino rosato, un genere che si adatta facilmente al palato ed è un prodotto in crescita, richiesto soprattutto dai clienti stranieri”.


Alessandro Palmieri, responsabile rete rendita Italia dell'azienda Feudi di San Gregorio | Foto: © @alepalmie


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